Figli del blues

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Autore: Daniele Neri

Genere: Saggio - Formato: 14,8x21 - Pagine: 140 B/N

Il Blues, come tutti sappiamo, è nato dai canti di lavoro degli schiavi afro-americani che in essi riversavano tutta la loro fatica e sofferenza, stremati da terribili condizioni di lavoro e punizioni inumane. I canti di questi lavoratori , come in tutto il resto del mondo contadino, divennero con il passare degli anni parte integrante della loro vita extra-lavorativa e grazie a pochi e semplici strumenti a corda come chitarre e violini , percussioni rudimentali e armoniche a bocca. Le origini del Blues sono incerte ; il termine “blue”, coniato attorno al XVII secolo, aveva un significato profondamente dispregiativo essendo sinonimo di ubriaco e alterato, ma soprattutto triste e depresso; da qui l’espressione “Have a blues” (essere tristi), usata ancora oggi. Col passare del tempo, complice l’emigrazione dalle campagne alle città industriali del nord, dal “Country Blues” si sviluppò il “ City Blues”, con l’utilizzo di strumenti elettrici, che attirò un forte interesse da parte dei musicisti bianchi. La struttura armonica del Blues era molto semplice, basata su dodici battute ripetute e l’ utilizzo della scala pentatonica minore, ai limiti della dissonanza . A questo punto la domanda che ogni appassionato può porsi sorge spontanea : come può un genere musicale basato e costruito sulla assoluta semplicità aver avuto un impatto così importante sugli stili nati parallelamente e successivamente? Dal blues del Delta del Mississippi al Blues di Chicago, fino ad attraversare l’ Oceano Atlantico e approdare in Europa, numerosi musicisti bianchi di ogni nazione hanno fatto tesoro della lezione dei grandi maestri , adottandone gli stilemi e raggiungendo elevati livelli artistici. “Figli del Blues” nasce da questo interrogativo. Sono stati presi in esame 35 musicisti e complessi americani ed europei che hanno dedicato la loro carriera al Blues oppure hanno lasciato tracce importanti tali da essere ricordate. La scelta è stata complessa e alcune esclusioni possono suscitare perplessità , ma non dimentichiamo che pur provenendo dal Blues, molti musicisti bianchi hanno indirizzato altrove la loro strada, in particolar modo verso il mondo del rock, così da garantirsi maggiori riscontri economici .
Questo libro prosegue e completa la trilogia iniziata nel 2022 con “Momenti di Jazz” e proseguita due anni dopo con “Dintorni del rock”, modificando però la struttura di base : nei due libri precedenti protagonista era l’opera , in “Figli del Blues” è invece l’artista, al quale è stata accomunata la recensione di un disco di importanza rilevante che potesse completare ogni singolo capitolo.